Gioire per il prodigio della resurrezione

08-04-2017

Carissimi,

nel formulare gli auguri per la Pasqua si rischia di cadere nel banale e nello scontato, siamo soliti infatti limitarci ad un auspicio generico e scarsamente significativo. A me sembra poco e vorrei allora tentare di andare un po’ oltre.

Proviamo a sfrondare dalla festa quello che abbiamo ereditato dalle tradizioni, dalle abitudini. Esempi possono essere le pulizie di Pasqua che si sogliono fare per la benedizione del prete nelle case, le torte e la grande varietà dei cibi che si preparano, compresi gli agnelli sacrificati per il pranzo pasquale quasi a voler in qualche modo rievocare la cena degli ebrei con l’agnello e le erbe amare.

Potremmo ancora spogliare la ricorrenza da altre abitudini e ritualità, assai spesso lontane dallo spirito vero della festa, ma che cos’è allora la Pasqua? Dopo aver tolto ciò che non è essenziale, cosa ci rimane? Un Crocifisso e una tomba vuota.

Contemplando il Cristo in croce possiamo cogliere il suo amore, che Egli ha riservato ad ogni creatura umana fino a offrire la propria vita. Gesù è venuto nel nostro mondo, prendendo da Maria un corpo come il nostro per poter mostrare con parole e gesti quanto Dio ami ogni creatura. Per manifestare plasticamente il suo amore Dio aveva bisogno di un corpo, che doveva entrare nel regno della morte dove l’umanità attendeva la liberazione. Estremamente evocativi sono i dipinti di molti artisti che raffigurano Gesù che scende nel regno dei morti per prendere per mano l’Adamo dormiente e riportarlo nella casa del Padre perché viva una vita eterna.

La tomba vuota mostra la vittoria di Gesù sulla morte, sul nulla in cui sembra precipitare chi chiude definitivamente gli occhi alla luce terrena. Ma Gesù risorto consegna alla Chiesa la sua vittoria, il suo potere sulla morte e la promessa, che è certezza, della resurrezione. E la Chiesa, attraverso i Sacramenti, trasmette a tutti gli uomini il prezioso dono conquistato da Gesù con il suo sacrificio.

Invito tutti i fedeli della diocesi e tutti gli uomini di buona volontà a contemplare, in modo particolare nelle liturgie della Settimana Santa, Gesù crocifisso, e a saper cogliere con intensa commozione in quella morte accettata per amore, l’amore con cui Dio ci ama. Solo allora saremo in grado di rispondere al suo amore, e sull’esempio del Cristo crocifisso di trasmetterlo a nostra volta ai nostri fratelli.

Con lo stupore dei discepoli di fronte al sepolcro vuoto e con nel cuore la letizia e la pace che la Pasqua ci dona, auguro a tutti di gioire per il prodigio della resurrezione, consapevoli che anche noi siamo destinati a seguire nel regno di Dio il primo dei risorti per vivere con Lui la perfetta bellezza nella vita eterna.

+ Mario, vescovo