Relazione Conclusiva

Sintesi Diocesana a conclusione della Fase Narrativa

INTRODUZIONE

Nella Diocesi di Gubbio nel primo anno di lavori del cammino sinodale, la segreteria è stata composta su indicazione di S.E. mons Luciano Paolucci Bedini da otto membri, quattro presbiteri e quattro laici che hanno profuso il loro impegno in questa fase di ascolto.

I lavori della segreteria sono stati condizionati dal poco tempo a disposizione per avviare una fase di ascolto così innovativa dello Spirito Santo e dalla recrudescenza pandemica dei mesi invernali che ne hanno limitato l’azione e la portata. Tuttavia la creatività dei membri della segreteria ha portato ad un buon risultato in termini numerici e qualitativi della consultazione.

Il lavoro si è concentrato sull’ascolto in modo che tutti, parrocchie, movimenti, credenti e non di ogni età, potessero esprimersi in merito al cammino sinodale ed anche sul loro senso o meno di appartenenza alla realtà ecclesiale.

La segreteria ha messo appunto un vademcum ad uso delle parrocchie, con allegate le domande del cammino sinodale, le preghiere, e una scheda di restituzione.

La segreteria ha disposto online dei form di consultazione raggiungibili del sito della diocesi con alcune domande inerenti al cammino sinodale ed alla partecipazione alla vita ecclesiale di tutti. I form sono stati suddivisi per fasce di età, bambini, adolescenti, adulti e famiglie. Primo form dedicato ai bambini “Disegna la Chiesa che vorresti.” Secondo form per gli adolescenti con 10 domande sul senso di essere Chiesa in base alla propria esperienza personale. Terzo form per i giovani “Scrivi una lettera a Papa Francesco descrivendo la tua esperienza di Chiesa e come la vorresti.” Quarta modalità è stata quella vocal box dove chiunque poteva inviare un proprio contributo audio.

Seguendo le indicazioni della Segreteria Nazionale la sintesi è stata affidata alla segreteria nel suo complesso. Ad ogni membro sono state affidate 300 schede da analizzare e su cui invocare lo Spirito Santo per far emergere la Sua volontà . La metodologia comune è stata quella di individuare le parole chiave che si ripercorrono costantemente delle varie schede di restituzione.

Nel secondo anno di lavori è stata riavviata la programmazione del Cammino Sinodale con questa organizzazione:

Referente sinodale diocesano per il collegamento con la CEI (Don Fabricio Cellucci);

Equipe sinodale diocesana: il Vescovo, il Vicario Generale, la segreteria diocesana e i referenti delle parrocchie, zone, gruppi e associazione e movimenti

Segreteria generale diocesana: il Vescovo, don Fabricio Cellucci, Sig. Sonia Pierotti (insegnate di religione), Sig. Ilaria Locchi (giovani e animatori)

In questo secondo anno di lavori, aiutati dalle indicazioni dei cantieri sinodali della Cei e le indicazioni del Vescovo Diocesano, sono stati programmati diversi incontri a diversi livelli: 2 incontri per le parrocchie e associazioni, 1 per le zone della diocesi e 2 per i referenti diocesani.

Una pluralità di incontri e il pensiero che ci ha accompagnati, anche su sottolineatura del Vescovo Diocesano, è che la Chiesa una nasce plurale. Non è un paradosso. Gli scritti del Nuovo Testamento, che documentano i primi passi della comunità chiamata a un certo momento di “cristiani” (At 11,26), mostrano questa pluralità e diversità. In essi si trova spesso l’espressione “le Chiese”, al plurale. La guida dello Spirito Santo, con la sapienza di pastori illuminati, le comporrà gradualmente in unità. Nel Nuovo Testamento l’unità della Chiesa che proclamiamo nel credo (credo la Chiesa una) non nasce dunque preconfezionata, non è frutto di uniformità ma di comunione (koinônía) delle diversità.

Successivamente, ogni gruppo sinodale (da ora GS) si è ritrovato per l’esperienza dell’ascolto, così come indicato dal Vescovo: tutti i Gruppi hanno condiviso l’ascolto guidato dalle domande del cammino sinodale della CEI.

In particolare i GS del presbiterio si sono svolti analizzando trasversalmente i temi proposti dai che sono stati poi enucleati secondo diverse tematiche: Fraternità sacerdotale, Diocesanità e Corresponsabilità con i fratelli e sorelle laici.

Fin da subito possiamo dire che nella quasi totalità dei gruppi si è respirato un clima disteso e accogliente, l’animatore ha potuto guidare il gruppo così come indicato nelle indicazioni della Cei permettendo ad ognuno di sentirsi libero di esprimere il proprio pensiero, senza essere giudicato. Alcuni gruppi sinodali hanno visto una partecipazione piena di coloro che erano stati invitati, altri hanno sofferto una partecipazione esigua, tutti i partecipanti hanno manifestato la bellezza e la gioia di essere convocati come Chiesa e di avere iniziato a sperimentare lo stile sinodale già dai primi incontri. Nella maggior parte dei gruppi è emerso il desiderio di partecipare attivamente, di confrontarsi per analizzare ed approfondire maggiormente le domande proposte.

● PROGETTI E INIZIATIVE DA CONTINUARE A FAR CRESCERE:

1. Ascolto dei Bambini e Adolescenti

La consultazione sinodale nel primo anno ha riguardato anche i piccoli nella fascia di età 6-11 anni, ai quali è stato chiesto di disegnare e descrivere la Chiesa che vorrebbero.

Ne è risultato che i bambini desiderano una Chiesa (intendendo la struttura) con ambienti adatti e spazi accoglienti dove si sentano a loro agio anche con i genitori.

Nelle didascalie dei disegni emerge il desiderio che la chiesa sia molto colorata e luminosa, che esprima bellezza e silenzio e che sia allo stesso tempo attraente. I materiali più ricorrenti sono legno e pietra e i colori sono “giallo come il sole, verde come la natura, celeste come il mare ed il cielo.”

Spesso la liturgia, la preghiera e lo spazio strutturale sono vissuti con stanchezza e freddezza tanto che ricorre che il luogo della celebrazione sia maggiormente curato.

I bambini esprimono spesso il desiderio di liturgie più alla loro portata, riproponendo spesso il tema dell’allegria come messaggio di fondo della Chiesa e dell’essere cristiani.

L’idea di chiesa, quindi, è legata all’idea del valore che il luogo porta inevitabilmente con sé. Altro aspetto che è emerso è quello della carità verso i più poveri.

Oltre ai più piccoli le schede di consultazione dei GS hanno riguardato 1500 schede della fascia di età adolescenti 12-19 anni, i quali hanno risposto con estrema disponibilità e sincerità, favoriti probabilmente dall’anonimato garantito dal form e dal prezioso lavoro dei docenti di religione coinvolti.

In conclusione si può dire che i ragazzi hanno una positiva esperienza della Chiesa. Ne apprezzano le esperienze che sono state proposte in particolar modo quelle legate alle attività oratoriali, contraddistinte da forte senso di amicizia e divertimento.

Se tali attività sono concepite con un grande piacere e connotano un’esperienza positiva, il catechismo invece in alcuni risulta come un’esperienza meno coinvolgente. I ragazzi sentono un senso di obbligo nella partecipazione, soprattutto quando anche i genitori non supportano l’educazione alla fede.

Tuttavia complessivamente anche gli anni del catechismo sono vissuti con gioia e l’esperienza risulta nel complesso positiva. Riconoscendone la credibilità a partire dalla testimonianza che essa dà nelle azioni di carità e prossimità.

Al contrario la vita liturgica dai ragazzi è percepita con estrema difficoltà e diffidenza. Pochissimi partecipano con costanza alla Eucarestia domenicale, che è percepita come “noiosa”. In quasi tutte le schede viene sottolineata la lunghezza eccessiva delle celebrazioni liturgiche, la lunghezza ed “astrattezza” delle omelie che appesantiscono la celebrazione. Anche i canti risultano pesanti. Oltre a questo risulta come “non necessaria” la mediazione della Chiesa nella relazione con Dio, che è lasciata ad una intimità privata che non necessita del momento comunitario domenicale. Pochissimi si recano in chiesa per pregare, se pregano, preferiscono altri luoghi. In nessuna scheda è presente il minimo riferimento né all’Eucarestia come centro della vita della comunità, né alcun riferimento alla dinamica sacramentale. La domenica si concentrano altri impegni per lo più sportivi, ma la partecipazione non è vissuta nemmeno come momento familiare.

Ai ragazzi è stato chiesto inoltre “se e cosa rimproverano alla Chiesa” e se essa è casa di tutti. Le risposte sottolineano come, da un lato si rispetti la Chiesa per quello che è e per come propone i suoi valori, dall’altro, non comprendono a pieno la funzione del magistero, essa è percepita come discriminante e sessista.

Su quello che riguarda la vita intra-ecclesiale l’idea è che siano considerate sempre le stesse persone e che nei gruppi vi sia poca apertura ed accoglienza rispetto ai lontani. Anche per quello che riguarda la gestione economica, notano poca trasparenza nella gestione delle finanze e del patrimonio della Chiesa.

Molti chiedono una Chiesa “al passo con i tempi” ovvero che si prenda cura della sofferenza che prova chi non può avere accesso ai sacramenti inquanto separati, divorziati o conviventi. Ciò provoca un ulteriore scollamento tra famiglie e Chiesa, secondo i ragazzi è una contraddizione tra il messaggio universale di amore e la rigidità dell’istituzione che resta poco comprensibile.

La presenza del sacerdote o del religioso come accompagnatore nel cammino di discernimento per la fede e per la vita è vissuta come superflua. Si preferisce un aiuto in ambito amicale o familiare, o se necessario un aiuto specifico come quello psicologico.

Tale esperienza andrebbe ampliata e proseguita inquanto ci ha fornito già in questa prima fase del cammino sinodale molti elementi di riflessione, che possono essere base per costruire la prossima fase profetica e di discernimento per la nostra chiesa. Riprodurre tali GS con i bambini e adolescenti non darebbe solo la possibilità di incontrare il bisogno del ragazzo ma anche la possibilità da parte della Chiesa di educare alla Tradizione viva della Chiesa.

2. Ascolto nelle zone pastorali: la Zona cittadina

Cantiere: Diaconia e della formazione spirituale

L’ascolto nelle zone pastorali è avvenuto dopo che le singole parrocchie avevano attuato degli incontri sinodali sul Cantiere della strada e del villaggio (ascolto dei “mondi” non raggiunti). L’incontro ha fatto trovare le 8 parrocchie della zona cittadina e i movimenti, aggregazioni e cammini laicali che in essa sono presenti. Il tema di questo incontro cittadino era strutturato a partire dal cantiere delle diaconie e della formazione spirituale (radice spirituale del servizio; servizi e ministeri). Lo stile di che ha visto giungere a questo incontro è stato quella della gradualità, dove a partire dalla parrocchia si giungeva ai GS zona con l’obbiettivo di far comprendere che le parrocchie, i gruppi sono tutte parti e componenti di un unico corpo che è la Diocesi e che l’ascolto insieme crea convergenza e comunione.

L’incontro è stato organizzato dal Vicario di Zona e dalla referente zonale per il Sinodo dott. Marta Borsellini che ha tenuto una piccola introduzione sul senso e l’importanza dell’ASCOLTO.

I GS si sono incontrati nella realtà ecclesiale più esterna alla zona cittadina che sta costituendo la sua identità di nuova parrocchia e si sta organizzando meglio come realtà. Questo al fine di favorire un incontro tra tutte le parrocchie e le aggregazioni laicali.

I diversi referenti e componenti delle realtà ecclesiali si sono confrontati in piccoli gruppi per tutta la durata dell’incontro seguendo le indicazioni nazionali, vivendo l’ascolto e il dialogo secondo lo stile della Conversazione nello Spirito. Alla fine ogni GS ha consegnato una scheda di restituzione del GS che è stata inviata alla referente zonale prima e poi alla segreteria diocesana per inserirla in queta sintesi.

Il confronto tra soggetti di diverse realtà parrocchiali, che non avevano mai avuto modo di dialogare e confrontarsi sul tema della fede in momenti strutturati e guidati, è stato il punto di forza emerso in tutte le esperienze dei GS. Poter portare le criticità e i bisogni che ognuno sentiva in relazione all’essere parte costituente delle Chiesa, è stato estremamente positivo e proficuo, in quanto si è riuscito a far emergere nell’ascolto comunitario e fraterno le tematiche per una riflessione profonda sulla cristianità in comunità.

Questa realtà poliedrica caratterizzata dalle persone che si sono incontrate può permetter l’emergere del proprio sguardo sulla Chiesa e permettere ad Essa di educarlo a cogliere nelle diversità anche una ricchezza e un valore.

CONCLUSIONE

Cosa abbiamo imparato: Percorsi di generatività ecclesiale.

Al termine di questo secondo anno di lavori, nello specifico ci sembra di aver compreso meglio l’importanza di coltivare i seguenti aspetti nella prossima fase del cammino Sinodale:

· Corresponsabilità tra preti e laici: L’esigenza della corresponsabilità, infatti, non nasce da motivazioni sociologiche, quali l’applicazione all’interno della chiesa del principio “democratico” affermatosi nella società civile, ma dipende dalla natura della Chiesa, che il Concilio Vaticano II ha presentato come “comunione dei fedeli”: «Poiché la Chiesa è comunione, deve esserci partecipazione e corresponsabilità in tutti i suoi gradi» (Sinodo straordinario dei Vescovi del 1985). Tuttavia questi elementi non sono pacificamente acquisiti, ma si intrecciano con fatiche di diversa natura.

· Riscoprire il sacerdozio battesimale: «La novità cristiana è il fondamento e il titolo dell’eguaglianza di tutti i battezzati in Cristo, di tutti i membri del popolo di Dio: “comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia dei figli, comune la vocazione alla perfezione, una sola la salvezza, una sola la speranza e indivisa la carità” [LG 32]. In forza della comune dignità battesimale il fedele laico è corresponsabile, insieme con i ministri ordinati e con i religiosi e le religiose, della missione della Chiesa».

· Fraternità sacerdotale (vita in comunione e comunione): Nei GS si è riscontrato che i Riflessi immediati della fraternità sacerdotale si hanno sul popolo di Dio perché il sacerdote l’uomo della comunione con Dio, è l’uomo per gli altri, l’uomo del servizio alla comunità, della dedizione pastorale alla comunità concreta. La testimonianza di unità tra i presbiteri e con il vescovo, l’unione degli spiriti e dei cuori, in particolare dell’azione pastorale, costituisce il primo e indispensabile elemento dell’evangelizzazione. La comunione è la prima forma della missione e la missione non è altro che la comunione che si allarga sempre di più.

· Il ruolo e il servizio delle Strutture: Nell’atto di riflettere sulle parrocchie e di ripensare il servizio pastorale all’interno di esse, ci si è resi conto che assume carattere di urgenza la verifica della pertinenza e l’adeguatezza delle strutture di cui le parrocchie sono dotate per svolgere la propria missione pastorale, nonché delle “figure” che sinora hanno collaborato con i presbiteri, all’interno di una visione dei beni ecclesiali che ne valorizzi l’aspetto comunionale.

· La formazione come noi della chiesa: La Chiesa, strutturata sull’esemplarità trinitaria, dovrà tenersi allora lontana tanto da una uniformità, che appiattisca e mortifichi l’originalità e la ricchezza dei doni dello Spirito, quanto da ogni contrapposizione lacerante che non risolva la tensione nella comunione tra carismi e ministeri diversi, in una feconda e reciproca ricezione delle persone e delle comunità nell’unità della fede, della speranza e dell’amore. Il carisma viene riscoperto come l’elemento dinamico della Chiesa, non solo non concorrente, ma necessario all’unità, perché dato in vista dell’utilità comune (cf. LG 4 e 12) in tutti quegli atti che sono importanti per la vita della Chiesa: Parola, Liturgia e Comunità. Nel discernimento dei ministeri-carismi, è essenziale riscoprire il ruolo del Popolo di Dio che concede elementi ai pastori per prendere decisioni secondo lo Spirito Santo e pensare il giusto cammino di accompagnamento per ognuno. Sempre in questo ambito della formazione per realizzare occorrerà realizzare anche percorsi che vedano sacerdoti e sposi in cammini di formazione e preghiera fatti insieme.

· La preghiera e pastorale “dell’ospitalità”: l’ospitalità che la preghiera incarna non è un’ospitalità facile, è al contrario un’ospitalità impegnativa, obbligante, destabilizzante. Quindi da quanto emerso nei GS, essere sempre più disponibili all’ascolto dell’altro e all’accoglienza, può essere una via giusta per edificare il corpo della Chiesa. Occorre in questo senso dunque una formazione per il Popolo di Dio che permetta di scoprire e imparare gli uni dagli altri e non ridurre l’agire caritativo della Chiesa in una l’ospitalità al soccorso immediato. Risulta quindi fondamentale cercare di mettere l’altro nella condizione di raccontare la sua storia e trasferire la sapienza che porta, in un confronto aperto con tutte le culture. È quindi importante al fine di edificare un cammino insieme «costruire una comunità di fratelli e sorelle e non una stazione di servizio dove si trova qualche genere di conforto. Così si potranno realizzare rapporti più intensi e stabili, edificando la fraternità. Come discepoli di Gesù, siamo chiamati a essere pietre vive di un edificio Santo» che non sacrifica le persone sull’altare del fare.

· Ministero dell’autorità nella Chiesa e gli organi di partecipazione laicale: Il fatto che la Chiesa sia popolo di Dio, chiamato a essere realtà di comunione e in cui ogni battezzato è corresponsabile, comporta alcune conseguenze che meritano di essere sottolineate per il momento attuale della vita della Chiesa. Ogni realtà in cui il popolo di Dio si articola e ogni struttura che in esso è presente si deve caratterizzare per essere realtà di comunione e luogo per l’esercizio della corresponsabilità dei battezzati. Inoltre ogni fedele deve sentirsi parte del popolo di Dio e chiamato a collaborare, secondo la propria vocazione, alla vita e alla missione della Chiesa insieme con tutti gli altri fedeli e a servizio della stessa Comunione. Il ministero della presidenza presente nella Chiesa si deve qualificare, in particolare, come servizio per la comunione tra tutti i fedeli e come impegno a rendere consapevole ogni battezzato della sua chiamata e ad una vera e reale corresponsabilità nella vita e nella missione del popolo di Dio. In ultimo ciascun battezzato dovrebbe sentirsi chiamato secondo i propri Doni di grazia ricevuti, all’edificazione stessa della Chiesa, anche nella cooperazione alle funzioni che ne costituiscono il governo, nelle forme precisate dalla disciplina ecclesiale. Il Cammino sinodale in questo dovrebbe contribuire a poter creare una riflessione su come riuscire a mettere insieme le diverse strutture consultive a servizio del Vescovo e della Diocesi, perché non siano solo espressione dell’ascolto di soli sacerdoti o solo laici, ma dell’intero popolo di Dio che insieme si ascolta e fa discernimento.