A Gubbio torna “Ubaldo, l’eterno miracolo”, la commedia musicale in due atti che racconta la vita del patrono sant’Ubaldo e il legame profondo che unisce la città alla sua figura. Non si tratta soltanto di una ripresa, ma di un vero e proprio nuovo allestimento, capace di rinnovarsi pur restando fedele alla sua anima originaria.
Lo spettacolo, già rappresentato nel 2003 e nel 2011, viene oggi riproposto dal gruppo teatrale “Carlo Nardelli” con il patrocinio della Diocesi e del Comune di Gubbio e la collaborazione del coro Cantores Beati Ubaldi. Un progetto che si inserisce nel solco di quelle esperienze artistiche in cui il teatro diventa linguaggio condiviso, capace di raccontare una storia collettiva fatta di fede, tradizione e appartenenza.
Un racconto corale: la vita del santo tra scena e musica
La regia di don Mirko Orsini e Gabriele Ferranti guida uno spettacolo che si sviluppa come un affresco narrativo, attraversando i momenti più significativi della vita di sant’Ubaldo: dalla fanciullezza fino alla morte, passando per il rapporto con la città e per quel passaggio simbolico e spirituale che la tradizione eugubina riconosce nella nascita della Festa dei Ceri.
Come racconta il vicario diocesano don Mirko Orsini, “è uno spettacolo interamente scritto da noi, a quattro mani da me e Carlo Nardelli e musicato da tutti i ragazzi dello spettacolo”, un lavoro che nasce quindi da una dimensione profondamente condivisa e partecipata. “È un lavoro pienamente corale che vuole rendere ancora una volta omaggio al nostro indiscusso amato patrono sant’Ubaldo”, spiega, sottolineando il valore identitario del progetto.
Nel racconto scenico, prosegue il regista, “attraverso le diverse scene che si ripercorrono rivivremo tutta la vita del nostro patrono, dalla sua fanciullezza fino al momento drammatico della morte, ma anche al momento entusiasmante che potrebbe essere quello della nascita della Festa dei Ceri”. Una narrazione che intreccia dunque dimensione storica e spirituale, memoria e tradizione viva.
La nuova edizione si distingue anche per un importante lavoro di rinnovamento: musiche riadattate, scenografie ripensate e costumi rivisitati contribuiscono a restituire allo spettatore un’esperienza immersiva. “Rimettersi in discussione sul lavoro fatto già altre due volte e quindi riproporci, rinnovandoci, reinventandoci soprattutto per quello che riguarda l’aspetto dei costumi e delle musiche diventa una cosa entusiasmante”, osserva ancora Orsini, esprimendo l’auspicio “che possa essere anche gradito sia per il testo ma anche per lo sforzo corale che anche questa volta abbiamo messo”.
Il teatro come casa: trent’anni di vita del gruppo “Carlo Nardelli”
Questo nuovo allestimento assume un significato ancora più profondo perché coincide con un anniversario importante: i 30 anni dalla nascita del gruppo teatrale “Carlo Nardelli”, realtà nata nel 1996 all’interno della Pastorale giovanile e cresciuta nel tempo fino a diventare un punto di riferimento stabile per la comunità.
Mattia Cacciamani ripercorre questa storia ricordando come tutto sia nato quasi come una scommessa: “il gruppo teatrale nasce nel 1996 per una scommessa di don Mirco, Carlo Nardelli, della Diocesi, i responsabili della Pastorale giovanile e don Leonardo Giannelli”. Da allora, racconta, “questa onda del gruppo teatrale non ha più avuto argine in questi 30 anni”, attraversando difficoltà e cambiamenti senza mai fermarsi.
La forza del gruppo, sottolinea, è tutta nella sua dimensione umana: “la grande forza del gruppo teatrale ‘Carlo Nardelli’ è il fatto di essere una famiglia, una famiglia che si rinnova continuamente, che accoglie tutte le persone che arrivano a prescindere da dove vengono”. Un’esperienza inclusiva che diventa occasione di crescita personale: “su questo palco in questi 30 anni insieme ognuno ha scoperto che pensava di non saper fare e poi qualcosa che sa fare lo trova sempre”.
Il teatro, nelle sue parole, è molto più di uno spettacolo: è fatica, relazione, costruzione condivisa. È il lavoro dietro le quinte fatto di scenografie costruite con le mani, di costumi cuciti insieme, di emozioni forti. “Perché poi il teatro ti mette a nudo, ti mette a nudo davanti agli altri ma soprattutto davanti a te stesso”, spiega, evidenziando la profondità di questa esperienza.
E ancora, emerge la dimensione affettiva e generazionale: “dentro il gruppo teatrale sono nati gli amori, sono nate le famiglie”, racconta, fino a un passaggio particolarmente significativo: “io personalmente porto quest’anno mia figlia sul palcoscenico”. Il gruppo diventa così “una casa”, un luogo vivo e in continua trasformazione, “un prato che fiorisce in continuazione”.
Artigianalità, formazione e memoria: il valore del dietro le quinte
Un elemento distintivo di questo allestimento è la cura artigianale che caratterizza ogni dettaglio. I costumi, in parte rinnovati, sono stati realizzati dal gruppo teatrale in collaborazione con l’indirizzo Moda dell’Istituto di istruzione superiore “Cassata-Gattapone”, insieme al contributo prezioso di alcune sarte. Un lavoro che unisce competenze, creatività e formazione, trasformando il progetto teatrale anche in un’occasione educativa concreta.
All’ingresso del Teatro comunale “Luca Ronconi” il pubblico viene accolto da un percorso che racconta la storia del gruppo: due schermi propongono video e una vera e propria bacheca digitale che ripercorre questi trent’anni di attività, mentre alcuni costumi delle passate edizioni sono esposti come testimonianza tangibile di un cammino artistico e umano. Un’introduzione che accompagna lo spettatore dentro lo spettacolo ancora prima che inizi, facendolo entrare in una memoria condivisa.
Un evento per la città, tra emozione e appartenenza
Le rappresentazioni sono in programma nel fine settimana al Teatro “Ronconi”, con debutto venerdì 10 aprile alle ore 20:45, replica sabato 11 aprile allo stesso orario e doppio appuntamento domenica 12 aprile, nel pomeriggio e in serata. La prevendita è attiva da mercoledì 8 aprile presso il botteghino del teatro (ore 9–12 e 15–18).
Ma “Ubaldo, l’eterno miracolo” è molto più di un appuntamento teatrale. È un’esperienza che unisce generazioni diverse e che invita a riscoprire le radici spirituali e culturali di Gubbio. In scena non c’è solo la storia di un santo, ma quella di una comunità che continua a raccontarsi, a mettersi in gioco e a credere nella forza del teatro come spazio di condivisione, memoria e futuro.
- Le prove del musical “Ubaldo, l’eterno miracolo” 2026
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