Corpus Domini a Gubbio, i fedeli accompagnano il Signore per le strade della città

Una partecipazione raccolta ha caratterizzato la celebrazione del Corpus Domini a Gubbio, ospitata domenica 7 giugno nella chiesa di San Domenico e proseguita con la tradizionale processione eucaristica per le vie del centro storico.

Numerosi fedeli hanno preso parte alla Santa Messa presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, concelebrata dal clero eugubino, e poi alla processione, accompagnando il Santissimo Sacramento portato dal vescovo e dai sacerdoti tra le strade, le piazze e le case della città. Un segno visibile di fede e di appartenenza ecclesiale che continua a rappresentare uno dei momenti più significativi dell’anno liturgico per la comunità cristiana eugubina.

L’Eucaristia, mistero dell’amore di Dio

Nell’omelia, il vescovo Luciano ha invitato i fedeli a riscoprire il significato profondo della solennità del Corpus Domini, definendola anzitutto come la festa dell’«amore di Dio per ciascuno di noi e per tutta l’umanità». Richiamando le parole del Vangelo di Giovanni – «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo» – il vescovo ha sottolineato come davanti all’Eucaristia la Chiesa si inginocchi perché «prima Dio stesso si è inginocchiato per salvare la sua creatura umana».

Secondo il mons. Paolucci Bedini, nell’Eucaristia è racchiuso tutto il gesto della salvezza compiuto da Dio attraverso Cristo. Gesù, facendosi uomo e condividendo la fragilità dell’esistenza umana, ha rivelato il volto di un Dio che non smette di cercare l’uomo, di rialzarlo e di offrirgli guarigione, perdono e speranza. Un amore che, ha ricordato, non rimane un concetto astratto ma entra nella vita concreta delle persone, la illumina e la trasforma.

“Il pane si mangia, il vino si beve”

Un passaggio centrale della riflessione ha riguardato il rapporto tra l’adorazione e la vita quotidiana. Il vescovo Luciano ha ricordato che il Signore è rimasto presente nei segni semplici del pane e del vino perché il suo amore possa continuare a incarnarsi nella storia degli uomini. «Il pane si mangia, il vino si beve», ha osservato, spiegando che i cristiani non sono chiamati a lasciare l’Eucaristia fuori dalla propria esistenza, ma a nutrirsene perché l’amore di Cristo diventi carne nella loro vita di ogni giorno.

Da qui il significato stesso della processione del Corpus Domini: non una semplice tradizione devozionale, ma il segno di una fede che desidera attraversare le strade della città e abitare le vicende quotidiane delle persone. «È proprio il senso di questo voler portare dentro la nostra storia quotidiana questo amore eterno di cui non possiamo fare a meno», ha spiegato il don Luciano.

Servi gli uni degli altri

Nella parte conclusiva dell’omelia, mons. Paolucci Bedini ha richiamato il legame inscindibile tra Eucaristia e carità. Ricevere la comunione e adorare il Santissimo Sacramento, ha affermato, non basta se non conduce a riconoscere Cristo nei fratelli e nelle sorelle e a farsi servitori della loro vita. L’Eucaristia insegna infatti a diventare dono per gli altri, sull’esempio di Gesù che per primo si è chinato sull’umanità.

«Abbiamo bisogno di mangiare l’amore di Dio per diventare amore di Dio», ha detto il vescovo, invitando la comunità cristiana a essere presenza concreta di vicinanza, accompagnamento e fraternità per chi è ferito, scoraggiato o ha smarrito la fiducia.

La celebrazione è stata poi seguita dalla tradizionale processione eucaristica che ha attraversato il centro storico seguendo il percorso da piazza San Martino a Sant’Agostino, passando per via Cavour, piazza Quaranta Martiri, via della Repubblica, corso Garibaldi e via Dante. Un appuntamento sentito dalla comunità cristiana eugubina, che ha abbellito il percorso per le vie del centro con le decorazioni floreali che testimoniano immagini di fede e di iconografia eucaristica.