Si è aperto questa mattina, venerdì 6 novembre, nella sala conferenze dell’Hub Hotel, il convegno internazionale «Gubbio francescana (secoli XIII-XIV)», che riunisce studiosi e ricercatori di numerose università italiane ed europee per approfondire il rapporto tra la città eugubina e l’Ordine dei frati Minori nei primi due secoli della sua storia.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti del vescovo di Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini, e del padre guardiano del convento di San Francesco, fra Marco Bellachioma. Un appuntamento di particolare rilievo scientifico e culturale, inserito nel percorso di iniziative dedicate all’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi.
«Il convegno è un po’ il completamento, in qualche modo il punto di approdo di un percorso di conoscenza e riscoperta della presenza francescana a Gubbio», ha sottolineato il vescovo Paolucci Bedini. Un’occasione per interrogarsi non soltanto sul passato, ma anche sull’attualità di un’eredità che continua a segnare l’identità cittadina. Gli studiosi, ha aggiunto, «ci aiutano a comprendere come il passaggio di Francesco a Gubbio ha creato una storia che ancora oggi ha i suoi riflessi e il suo eco in mezzo a noi».
Una ricerca internazionale tra storia e identità cittadina
L’organizzazione scientifica del convegno è affidata ad Alberto Luongo, dell’Università di Roma Tor Vergata, e Antonio Montefusco, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. L’obiettivo è ricostruire in una prospettiva unitaria le molteplici relazioni tra Gubbio e il francescanesimo, attraverso il contributo di specialisti di storia medievale, storia religiosa, letteratura, arte e architettura.
«È un convegno che prova ad affrontare questo tema da tanti punti di vista, in primis quello storico-sociale e storico-politico», ha spiegato Luongo, indicando tra le questioni centrali le origini dell’insediamento minoritico, i rapporti con le istituzioni comunali e la diffusione della devozione francescana tra i diversi ceti cittadini.
Il programma delle due giornate comprende anche l’analisi delle fonti documentarie e narrative, delle tradizioni agiografiche e delle testimonianze artistiche, con particolare attenzione al passaggio dal primo insediamento della Vittorina alla costruzione del grande complesso di San Francesco.
Gubbio, una tappa decisiva nell’esperienza di Francesco
Il valore dell’iniziativa emerge anche dalla centralità che Gubbio riveste nella biografia del santo di Assisi. Come ha ricordato Antonio Montefusco, la città rappresenta un luogo decisivo nel cammino di conversione di Francesco, dopo la rinuncia ai beni paterni e l’abbandono della vita precedente.
«Gubbio interviene nella storia di Francesco d’Assisi come un momento decisivo proprio durante la conversione dalla vita secolare alla nuova vita», ha osservato lo studioso, richiamando l’episodio dell’accoglienza ricevuta dal giovane Francesco e della tunica donatagli da un amico eugubino.
Da questa esperienza avrebbe preso forma un rapporto destinato a svilupparsi nei secoli, attraverso insediamenti religiosi, tradizioni, figure di santità, testi e importanti testimonianze artistiche.
Dalla società medievale alla memoria del lupo
La prima giornata di lavori, aperta dalla relazione di Tommaso Caliò sul culto francescano e sull’identità regionale umbra, affronta le origini della presenza dei Minori a Gubbio, i rapporti con la società cittadina e le istituzioni ecclesiastiche, oltre alla memoria religiosa e letteraria medievale.
Sabato 7 novembre l’attenzione si sposterà sull’architettura e sulla committenza artistica francescana, per arrivare alla rilettura della celebre vicenda del lupo di Gubbio, esaminata sia attraverso le tradizioni medievali legate al monastero di San Verecondo sia nelle sue interpretazioni artistiche contemporanee.
Un programma che coinvolge studiosi di atenei italiani e internazionali, tra cui Cambridge, St Andrews e l’Université d’Artois, con l’intento di offrire nuovi contributi alla conoscenza della storia religiosa e civile eugubina.
«Due giorni in cui proveremo ad aggiungere un altro mattoncino nel grande edificio della conoscenza sulla storia locale, ma non solo locale», ha sintetizzato Alberto Luongo.
Il convegno si propone così come un momento significativo nel cammino di riscoperta del patrimonio francescano di Gubbio, dove la ricerca storica incontra la memoria viva di una comunità. Un’eredità che, a ottocento anni dalla morte del Poverello, continua a interrogare il presente e a offrire nuove prospettive di conoscenza.


