Non un semplice incontro annuale, ma la tappa di cammino più lungo. L’Assemblea pastorale diocesana, riunita domenica 8 febbraio nella chiesa parrocchiale Madre del Salvatore di Madonna del Ponte, ha segnato per la Chiesa di Gubbio un passaggio significativo nel percorso di recezione del Cammino sinodale italiano e di attuazione del progetto diocesano “Vino nuovo in otri nuovi”.
Fin dall’introduzione, il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha collocato l’Assemblea dentro una prospettiva più ampia, ricordando come il Cammino sinodale delle Chiese in Italia – durato quattro anni – non sia stato un processo lineare né scontato, ma un vero esercizio di discernimento ecclesiale. Il rinvio della votazione finale da aprile a ottobre 2025, deciso dall’assemblea nazionale dei delegati, è stato letto dal vescovo come un segno di fede e di libertà spirituale, per non perdere la ricchezza emersa dall’ascolto del popolo di Dio.
Da qui la scelta di concentrarsi su un tema riconosciuto come prioritario a tutti i livelli: la comunità, soggetto unico della missione. «Il Vangelo – ha ricordato il vescovo – non è affidato a singoli protagonisti, ma alla Chiesa come comunità di fratelli e sorelle». È su questo sfondo che si comprende il senso del “tempo di costruire”: non un’agenda di riforme, ma un processo di conversione personale, comunitaria e strutturale.
Pensare la Chiesa come mistero vivo
A offrire una chiave teologica e pastorale al lavoro assembleare è stato l’intervento di don Fabricio Cellucci, referente diocesano del Cammino sinodale. Richiamandosi a san Paolo VI, don Fabricio ha ricordato che la Chiesa non è una realtà statica o già compiuta, ma un mistero abitato da Dio, che chiede di essere continuamente riletto alla luce dello Spirito e della storia.
Il tema “Tempo di costruire” è stato così interpretato non come risposta organizzativa a una crisi, ma come tempo da ascoltare spiritualmente, nella certezza che il Signore è in mezzo al suo popolo. Costruire, allora, significa collaborare con Dio nel dare forma a una Chiesa popolo in cammino, nutrita dalla Parola, plasmata dall’Eucaristia, solidale con il mondo e orientata alla missione.
Fondamentale, in questo senso, il metodo proposto: la conversazione nello Spirito, non come tecnica di discussione, ma come atto di fede nel fatto che lo Spirito parla attraverso la vita concreta dei fedeli. Ascolto, risonanza, sintesi: tre passaggi vissuti nei gruppi come esercizio di discernimento comunitario, nella ricerca di ciò che “è parso bene allo Spirito Santo e a noi”.
Dai gruppi una Chiesa che desidera relazioni vere
Dai primi resoconti dei lavori di gruppo è emersa con forza una parola trasversale: relazione. Essere comunità cristiana è stato riconosciuto come ritorno all’essenziale, alla relazione fondata sull’amore di Cristo, capace di generare cura, gratuità e responsabilità condivisa.
Molti gruppi hanno sottolineato il bisogno di ascolto, di maggiore comunicazione tra parrocchie e realtà diverse, di una corresponsabilità più circolare, capace di superare chiusure, individualismi e autoreferenzialità. È emerso il desiderio di comunità “estroverse”, aperte alla contaminazione reciproca, capaci di uscire dalle proprie strutture per incontrare le persone e le fragilità.
Accanto a questo, è stata richiamata con chiarezza la centralità del Battesimo, come radice comune della corresponsabilità tra laici e presbiteri, ciascuno secondo i propri carismi e ministeri. Non sono mancate domande sincere, anche segnate da un certo disorientamento, lette però come segno positivo: non tutto deve essere risolto da qualcuno, ma oggetto di discernimento comunitario.
Uno stile da rendere concreto
Nelle parole conclusive, il vescovo Paolucci Bedini ha invitato a non fermarsi alle buone intuizioni. La concretizzazione di quanto emerso – ha ricordato – passa attraverso strumenti ordinari ma decisivi, come la ricostituzione del Consiglio pastorale diocesano e il rilancio degli organismi di partecipazione nelle parrocchie, oggi spesso assenti o indeboliti.
Rileggere il progetto “Vino nuovo in otri nuovi” alla luce dell’esperienza vissuta in Assemblea è stato l’invito finale, nella consapevolezza che molte parole stanno convergendo verso un centro comune. «Voi siete sale e luce» – ha concluso il vescovo – non solo in senso personale, ma ecclesiale: una missione che può essere vissuta solo insieme.
- L’Assemblea pastorale 2026 della Chiesa Eugubina nella chiesa parrocchiale di Madonna del Ponte – L’intervento del vescovo Luciano Paolucci Bedini
- L’Assemblea pastorale 2026 della Chiesa Eugubina nella chiesa parrocchiale di Madonna del Ponte
- L’Assemblea pastorale 2026 della Chiesa Eugubina nella chiesa parrocchiale di Madonna del Ponte – L’intervento del vescovo Luciano Paolucci Bedini
- L’Assemblea pastorale 2026 della Chiesa Eugubina nella chiesa parrocchiale di Madonna del Ponte – Don Fabricio Cellucci
- L’Assemblea pastorale 2026 della Chiesa Eugubina nella chiesa parrocchiale di Madonna del Ponte – L’intervento del vescovo Luciano Paolucci Bedini
- L’Assemblea pastorale 2026 della Chiesa Eugubina nella chiesa parrocchiale di Madonna del Ponte – Suor Daniela Cancilla







