Assemblea pastorale diocesana, la Chiesa eugubina riparte da fede, comunità e corresponsabilità

A Madonna del Ponte, l’Assemblea pastorale diocesana apre il nuovo anno della Chiesa eugubina. Al centro del confronto le quattro linee indicate dal Cammino sinodale: fede, vita comunitaria, corresponsabilità e strutture al servizio della missione. Il vescovo Luciano: «Abbiamo bisogno di incontrarci, di riconoscerci, di fare fraternità, di pregare insieme». Domenica 20 settembre la Festa della Diocesi in Cattedrale, con il vescovo emerito Mario Ceccobelli.

Passare dal discernimento alle scelte concrete, senza perdere di vista ciò da cui tutto nasce: l’incontro con Cristo e una fede capace di illuminare la vita. È su questo orizzonte che la Chiesa eugubina apre il nuovo anno pastorale con l’Assemblea diocesana, riunita venerdì 18 settembre nella parrocchia Madonna del Ponte.

L’incontro si inserisce nel percorso delle Chiese in Italia dopo i quattro anni del Cammino sinodale e prende le mosse dalle linee di orientamento “Radicati e costruiti in Cristo”. Un documento che non sostituisce la sintesi del Cammino sinodale, ma ne raccoglie alcune convergenze e indica quattro grandi ambiti sui quali proseguire il discernimento: fede e sua trasmissione, vita comunitaria, corresponsabilità dei battezzati e strutture al servizio della missione.

Ad aprire l’Assemblea è il vescovo mons. Luciano Paolucci Bedini, che richiama anzitutto la necessità di camminare insieme alla Chiesa italiana e di tradurre in vita quanto maturato negli ultimi anni. «Il desiderio di tutti – sottolinea – è che davvero si passi dalla riflessione e dal discernimento al mettere le mani in pasta». Le decisioni, però, devono essere condivise: «Perché se ognuno poi fa le scelte per conto suo, il Cammino sinodale non funziona più».

«La priorità delle priorità è rifondare la fede»

Nel suo intervento il vescovo Luciano mette in evidenza il nodo che attraversa l’intero documento: riconnettere la vita al Vangelo in un contesto sociale e culturale profondamente cambiato. La missione della Chiesa, ricorda, rimane quella «di annunciare il Vangelo nel tempo in cui viviamo, di viverlo e di annunciarlo».

Da qui l’attenzione alla prima delle quattro linee. «La priorità delle priorità è rifondare la fede», afferma mons. Paolucci Bedini, precisando che la fede non coincide semplicemente con la conoscenza dei suoi contenuti, ma è «la vita nuova che scaturisce dall’incontro con Cristo e che noi riceviamo nel battesimo». Una vita che ha bisogno di essere nutrita, condivisa, celebrata e donata e dalla quale nasce anche la carità: «La carità non è il nostro amore, ma è l’amore di Dio che passa attraverso le nostre mani, per povere che siano».

Fede e comunità diventano così inseparabili. E alla vita comunitaria si lega la corresponsabilità di tutti i battezzati, ciascuno secondo la propria vocazione e il proprio ministero. Anche le strutture ecclesiali vengono rilette da questa prospettiva: non un fine da preservare a ogni costo, ma strumenti dei quali verificare l’effettiva utilità per l’annuncio del Vangelo e la missione.

Otto tavoli per ascoltare e discernere

Dopo l’introduzione, i partecipanti si dividono in otto piccoli gruppi, chiamati a lavorare secondo il metodo della conversazione nello Spirito. A spiegare il percorso è don Fabricio Cellucci, coordinatore della Segreteria sinodale diocesana.

«Cercheremo insieme – spiega – di pensare alla nostra Chiesa e, guardando questo volto di Chiesa, le persone, le esperienze, i carismi, i doni che la compongono, quale potrebbe essere il punto di partenza». Non si tratta, dunque, di discutere per affermare la propria posizione: «Nel colloquio non dobbiamo convincere nessuno, dobbiamo far emergere quello che naturalmente vuole lo Spirito da ognuno di noi».

La scheda consegnata ai partecipanti scandisce il confronto in tre momenti – ascoltare, condividere e discernere, scegliere – e chiede di riordinare le quattro linee di orientamento secondo ciò che ciascuno avverte come più necessario per la Chiesa di Gubbio, partendo dalla propria esperienza concreta di vita e di fede. Il lavoro dei tavoli non vuole quindi scrivere già un nuovo piano pastorale, ma offrire elementi che possano confluire nel successivo discernimento della Chiesa diocesana e dei suoi organismi di partecipazione.

L’invito del vescovo: «Abbiamo bisogno di incontrarci»

Nelle conclusioni mons. Paolucci Bedini consegna alla Diocesi un’indicazione tanto semplice quanto concreta. Prima ancora di programmi e iniziative, all’inizio del nuovo anno pastorale c’è una dimensione da riscoprire: l’incontro tra le persone.

«Abbiamo bisogno di incontrarci, nelle comunità intendo. C’è bisogno di incontrarci, di riconoscerci, di fare fraternità, di pregare insieme», afferma il vescovo. Perché «tutto il resto non nasce se non c’è la conoscenza, se non c’è un’accoglienza reciproca, un guardarsi in faccia».

L’invito è quindi a creare nelle parrocchie occasioni anche semplici e informali, non necessariamente legate alla necessità di organizzare o produrre qualcosa. «Il Vangelo prima di tutto è vita e condivisione», ricorda mons. Paolucci Bedini. È nell’incontro, infatti, che diventano visibili anche le fragilità e i bisogni: chi è solo, chi soffre, chi necessita di una vicinanza particolare.

«Promuovete il più possibile i momenti in cui ci si incontra»: è la consegna con cui il vescovo apre il nuovo anno alla Chiesa eugubina. Un’indicazione che riporta le quattro grandi linee dell’Assemblea alla concretezza delle relazioni e della vita quotidiana delle comunità.

Domenica la Festa della Diocesi con il vescovo emerito Ceccobelli

Il fine settimana diocesano prosegue domenica 20 settembre, solennità della Dedicazione della Chiesa Cattedrale e Festa della Diocesi. Alle 17.30 in Cattedrale il vescovo Luciano Paolucci Bedini presiede la solenne concelebrazione eucaristica con il presbiterio.

Alla celebrazione partecipa anche il vescovo emerito mons. Mario Ceccobelli, offrendo alla Chiesa eugubina un motivo ulteriore di festa. Proprio il 3 settembre don Mario ha infatti celebrato 60 anni di ordinazione sacerdotale, a poche settimane dall’85° compleanno. La celebrazione di domenica diventa così anche un’occasione per ritrovarsi attorno al vescovo emerito e condividere con lui la gratitudine per questo importante anniversario di ministero.