Festa del Perdono a Gubbio: la misericordia più forte della morte

La Festa del Perdono di Gubbio ha riunito anche quest’anno la comunità eugubina nel Parco della Riconciliazione, alla Vittorina. L’edizione 2026, la settima, è stata accompagnata dal tema “Più forte della morte” e si è inserita nelle celebrazioni per l’ottavo centenario del transito di san Francesco d’Assisi.

L’iniziativa, coordinata dalle Sorelle del Piccolo Testamento di san Francesco, si è aperta il 30 luglio con il concerto “Armonie al tramonto” a Villa Fassia ed è poi proseguita con i momenti spirituali del primo e del 2 agosto.

Non si è svolto, invece, l’incontro con don Mattia Ferrari, rinviato a una nuova data per l’improvvisa indisponibilità del sacerdote.

La liturgia penitenziale nel Parco della Riconciliazione

Il cuore del percorso è stato la liturgia penitenziale del primo agosto, presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini e seguita dalla possibilità di accostarsi individualmente al sacramento della confessione nel parco.

Nella sua meditazione, il vescovo è partito dalla domanda che ha accompagnato l’intera edizione: che cosa è davvero più forte della morte?

La risposta indicata da mons. Paolucci Bedini è stata l’amore di Dio, capace di raggiungere l’uomo nelle esperienze di dolore, sofferenza, malattia, solitudine e peccato. Richiamando le parole di san Paolo, il vescovo ha sottolineato che “l’amore di Cristo ci possiede”: ci avvolge, ci sostiene e ci riconduce dentro una vita nuova.

Il perdono come ritorno a casa

La riconciliazione, ha spiegato il vescovo, non nasce anzitutto dallo sforzo dell’uomo di diventare migliore, ma precede ogni sua richiesta di perdono. Cristo è morto per tutti quando ancora l’umanità era immersa nel peccato.

Per questo la confessione non è una supplica rivolta a un Dio lontano, dal quale si spera di ottenere benevolenza, ma rappresenta un ritorno a casa, alla porta di un cuore che rimane sempre aperto.

È questa, ha aggiunto mons. Paolucci Bedini, la missione più profonda affidata alla Chiesa: rivolgere al mondo l’invito “lasciatevi riconciliare con Dio”, ossia lasciatevi raggiungere e amare da un amore gratuito, già offerto e sempre disponibile.

San Francesco, che portava nel cuore il desiderio che tutti potessero fare esperienza della misericordia, è diventato così il compagno di un cammino di libertà, riconciliazione e rinascita.

La messa del Perdono presieduta dal vescovo

La Festa del Perdono è culminata il 2 agosto con la celebrazione eucaristica presieduta ancora dal vescovo Luciano Paolucci Bedini. Il servizio musicale è stato curato dai Cantores Beati Ubaldi, diretti dal maestro Renzo Menichetti.

Nell’omelia, il vescovo ha ripreso l’immagine biblica della fame e della sete che abitano il cuore dell’uomo. Ogni persona, ha ricordato, nasce con un desiderio profondo di pienezza, ma spesso cerca di colmarlo affidandosi alle cose, al successo, alla ricchezza, alla forza e al potere.

Da questa ricerca sbagliata, secondo mons. Paolucci Bedini, derivano anche molte delle ferite e delle scelte drammatiche che attraversano l’umanità.

Lo sguardo compassionevole di Cristo

Il racconto evangelico della moltiplicazione dei pani ha mostrato invece il vero volto di Cristo: uno sguardo di compassione che ha visto la folla affamata e non l’ha rimandata indietro.

Quel pane è bastato, ha saziato tutti e ne è persino avanzato, perché non nasceva soltanto dalle risorse umane, ma direttamente dal cuore di Dio. Finché l’uomo non si lascia raggiungere da quello sguardo, ha osservato il vescovo, rimane un cercatore inquieto di vita, pace, verità e comunione.

È stata questa anche l’esperienza vissuta da san Francesco. Sui suoi fallimenti, sulle sue ferite e sulla sua ricerca si è posata la compassione di Cristo. Il santo ha compreso allora che quell’amore poteva accogliere, custodire, guarire e unificare ogni parte della sua esistenza.

San Francesco, uomo libero perché figlio di Dio

Da quell’incontro è nata la libertà di Francesco. Il Poverello di Assisi non è stato semplicemente un uomo fuori dagli schemi, ma una persona che ha scoperto pienamente di essere figlio di Dio.

Nel cuore di Cristo ha trovato il pane e l’acqua capaci di saziare ogni desiderio. Non aveva più bisogno di cercare altrove ciò che poteva ricevere gratuitamente dalla sorgente dell’amore di Dio.

La celebrazione del Perdono si è così confermata come un invito a vivere l’anniversario francescano quale tempo di pienezza e occasione per ritrovare la sorgente della vita e della pace.

Nel Parco della Vittorina, la preghiera condivisa, le confessioni e la celebrazione eucaristica hanno restituito al Perdono francescano il volto concreto di una comunità che si è lasciata nuovamente raggiungere e rigenerare dalla misericordia.

Le Sorelle custodi del Perdono

Dietro la Festa del Perdono di Gubbio c’è, fin dalla prima edizione, l’impegno delle Sorelle del Piccolo Testamento di san Francesco. «Siamo state molto felici e onorate di accogliere le tante persone venute a condividere con noi questo momento», ha commentato suor Agnese Ceccarelli, guardiana del convento di San Marziale. «Abbiamo raccolto risonanze intense da quanti hanno aperto il cuore alla misericordia di Dio, che sempre ci visita ma in occasioni come questa fa sentire con più forza la sua voce. Ci auguriamo che l’anno francescano continui a essere un’occasione di grazia per chi attende un intervento di Dio nella propria vita».

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Gubbio | Festa del Perdono francescano