Lo Spirito Santo che unisce le Chiese diocesane

Le Chiese diocesane di Gubbio e di Città di Castello si sono ritrovate unite nella serata di sabato 23 maggio per la veglia interdiocesana di Pentecoste, celebrata nella chiesa di Cristo Risorto a Umbertide. Un appuntamento ormai consolidato, vissuto come segno concreto di comunione tra le due comunità ecclesiali guidate dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, che ha presieduto la liturgia davanti a numerosi fedeli provenienti dai due territori diocesani.

Attraverso il canto, l’ascolto della Parola e la preghiera comunitaria, la celebrazione ha richiamato il significato profondo della Pentecoste come festa dello Spirito Santo e della nascita della Chiesa. Nel corso dell’omelia, il vescovo ha invitato i presenti a riscoprire la centralità dell’amore di Cristo come sorgente autentica della vita ecclesiale. “Alla base di ogni cammino di Chiesa e di ogni personale cammino di fede – ha affermato – non può che esserci questa esperienza molto concreta, molto semplice, molto profonda: essersi sentiti toccati dall’amore di Gesù”.

Sguardo di misericordia e di amore

Mons. Paolucci Bedini ha sottolineato come la comunità cristiana non possa esistere senza quello “sguardo di misericordia e di amore” che raduna e rende realmente Chiesa. “Senza quella parola che ci raccoglie e ci convoca – ha spiegato – possiamo essere amici, gruppi o appartenenze varie, ma non siamo Chiesa”.

Al centro della riflessione anche il ruolo dello Spirito Santo, continuamente invocato da Cristo stesso per la sua Chiesa. “Non c’è un minuto che possiamo stare senza questa potenza d’amore”, ha detto il vescovo, ricordando che lo Spirito non elimina automaticamente fragilità e limiti umani, ma rende possibile la “perenne novità di Dio”, che si manifesta nei frutti della gioia, della pace, della speranza, della comunione e dell’unità.

Spirito Santo e Cammino sinodale

Un passaggio significativo dell’omelia è stato dedicato anche al Cammino sinodale della Chiesa italiana. Riprendendo il percorso vissuto negli ultimi quattro anni, il vescovo ha ricordato come la domanda fondamentale resti ancora oggi: “Che cosa ci sta chiedendo lo Spirito Santo?”. Una domanda che, ha osservato, richiede anzitutto un atteggiamento autentico di ascolto e disponibilità, evitando la tentazione di “dire noi allo Spirito Santo quello di cui avevamo bisogno”.

Nel tratto conclusivo della meditazione, mons. Paolucci Bedini ha invitato le comunità a vivere l’invocazione dello Spirito non come un gesto occasionale, ma come “la postura ordinaria della vita spirituale” personale ed ecclesiale. “Non possiamo che essere invocatori dello Spirito Santo”, ha affermato, esortando i fedeli a lasciarsi “scomodare” dallo Spirito stesso per percorrere strade nuove e rendere la propria vita testimonianza viva del Vangelo.

L’omelia integrale del vescovo Luciano

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