La Diocesi di Gubbio propone un percorso unitario di formazione, spiritualità e riscoperta delle tradizioni locali che pone al centro il valore del canto nella liturgia e nella vita della comunità ecclesiale. Al cuore dell’iniziativa si colloca il Ritiro diocesano di Quaresima, dedicato al tema I canti popolari della Pasqua: nobiltà e tradizione, in programma domenica 15 febbraio, alle ore 16, nella chiesa di Santa Croce della Foce.
Canto e fede, un legame profondo
L’incontro sarà guidato da mons. Vincenzo De Gregorio, consulente dell’Ufficio liturgico nazionale della Cei per la musica liturgica, e si rivolge a quanti desiderano approfondire il rapporto profondo tra canto e fede, un legame che attraversa la storia della Chiesa e che nella tradizione eugubina trova espressioni di particolare intensità. I canti popolari pasquali custodiscono infatti una memoria viva della fede del popolo, capace di coniugare spiritualità, cultura e appartenenza ecclesiale. Come evidenziato da don Francesco Menichetti, direttore dell’Ufficio diocesano per la cultura, essi continuano a parlare anche all’uomo di oggi, offrendo uno sguardo consapevole su una tradizione che rimane attuale e feconda.
Il canto nella liturgia e nella vita delle comunità
Il ritiro quaresimale sarà preceduto, sabato 14 febbraio, da un incontro diocesano rivolto ai cori, agli animatori liturgici e ai gruppi parrocchiali, dedicato al valore del canto nella liturgia e nella vita delle comunità. L’appuntamento, che si terrà nei locali della parrocchia di San Secondo alle ore 16, sarà anch’esso guidato da mons. De Gregorio e intende sottolineare come il canto non sia un semplice accompagnamento, ma una forma essenziale di partecipazione e di annuncio. Come ricorda don Pasquale Criscuolo, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, la qualità del canto incide profondamente sulla qualità della preghiera e della celebrazione.
La tradizione del Miserere a Gubbio
In questo contesto si inserisce in modo naturale il riferimento al canto del Miserere, uno dei segni più eloquenti della tradizione pasquale eugubina. Il testo, tratto dal salmo penitenziale Miserere mei, Deus, attribuito al re Davide e collocato nella liturgia come invocazione di misericordia e di perdono, accompagna da secoli la Processione del Cristo Morto, conferendo al rito un’atmosfera di intensa suggestione spirituale. Nella tradizione locale il Miserere, tramandato oralmente in lingua latina, viene eseguito come canto polivocale paraliturgico da due cori maschili a due voci, il “Coro del Signore” e il “Coro della Madonna”, che seguono le due statue in processione.
La struttura musicale del canto fa pensare a una composizione risalente ai primi decenni dell’Ottocento, anche se le fonti d’archivio ne attestano la presenza ufficiale nella processione solo a partire dal 1895. Più che una semplice esecuzione musicale, il Miserere rappresenta una tradizione incarnata nel tessuto sociale della città: a partire dal Mercoledì delle Ceneri i cori si ritrovano nei vicoli di Gubbio per le prove, trasmettendo il canto alle nuove generazioni. Al termine della processione, l’alternanza delle dieci strofe nel cosiddetto “battifondo” esprime non una competizione, ma una profonda e condivisa devozione.
I due appuntamenti diocesani del 14 e 15 febbraio si inseriscono così in un cammino di formazione e riscoperta che invita a rileggere il canto liturgico e popolare come patrimonio vivo, capace di unire fede, storia e comunità nella continuità della tradizione ecclesiale.



