San Francesco e Gubbio, ecco le Giornate di valorizzazione del patrimonio culturale

C’è una memoria che non rimane chiusa negli scaffali, ma continua a parlare al presente. È da questa consapevolezza che, negli spazi dell’Archivio e della Biblioteca diocesani di Gubbio, hanno preso ufficialmente il via le Giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico, con l’iniziativa dal titolo “Risonanze di santità – Sulle orme di Francesco”, inserita nel percorso nazionale promosso per riscoprire e rendere accessibili i beni custoditi dalle Chiese locali.

Le memorie francescane di Gubbio

L’appuntamento eugubino si colloca in modo significativo dentro il cammino dell’Ottavo Centenario della morte di san Francesco d’Assisi, offrendo al pubblico un itinerario tra documenti, libri antichi, testimonianze storiche e luoghi che raccontano il legame profondo tra il Santo assisano e la città di Gubbio.

A guidare il percorso inaugurale è stata Anna Radicchi, direttrice della Biblioteca e dell’Archivio diocesani (Biar), che ha sottolineato come il tema nazionale delle giornate, “Risonanze di santità”, trovi oggi a Gubbio un terreno particolarmente fecondo, proprio per il clima spirituale e culturale che accompagna le celebrazioni francescane. L’esposizione archivistica propone infatti un viaggio attraverso pergamene, visite pastorali, manoscritti miniati e documenti che coprono un arco cronologico amplissimo, dal XII al XX secolo, facendo emergere figure e luoghi legati al passaggio di Francesco in città: dal vescovo Villano al convento di Caprignone, dall’abbazia di Vallingegno fino al lebbrosario di San Lazzaro e alla chiesa della Vittorina.

La relazione del Poverello con la città

Accanto al materiale archivistico, la Biblioteca diocesana “Fonti” ha scelto di raccontare il francescanesimo attraverso dieci volumi selezionati tra Seicento e contemporaneità. Come ha spiegato il bibliotecario Filippo Paciotti, si tratta di opere che testimoniano una relazione “vera, viva” tra Francesco e Gubbio: guide per pellegrini, vite del santo, studi scientifici, manoscritti provenienti da conventi francescani e persino documentazioni fotografiche dei primi del Novecento, capaci di restituire scorci oggi scomparsi ma ancora vivi nella memoria cittadina.

L’esposizione resterà visitabile fino al 22 maggio e rappresenta molto più di una semplice mostra bibliografica o documentaria. È un invito a rileggere il patrimonio ecclesiastico non come eredità del passato, ma come una storia ancora capace di generare cultura, identità e fede.